venerdì, 06 ottobre 2006
SE QUESTO E’ AMORE
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ABC dell’affettività e della sessualità
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Autore:
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ROBERTA VINERBA
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Edizione:
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1
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Anno di pubblicazione:
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2006
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Luogo di pubblicazione:
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MILANO
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Collana:
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GENERAZIONE GIOVANI
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Destinatario:
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RAGAZZI – GIOVANI - FIDANZATI
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Casa editrice:
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PAOLINE
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Codice:
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9788831531054
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Prezzo:
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Euro 14,00
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Il volume prende le mosse da un corso sull’affettività e la sessualità che suor Roberta Vinerba ha tenuto (e tuttora tiene) ad adolescenti e giovani.
Questo testo viene alla luce non come esperienza squisitamente intellettuale, pensata a tavolino e avulsa dal contesto vissuto, ma al contrario, come il risultato di una rete di colloqui, di relazioni, di esperienze di vita vissuta delle quali sono stata testimone e anche interprete. Ogni parola, ogni pagina ha la densità del vissuto di giovani e di adolescenti impegnati a districarsi nelle faccende della crescita, e perciò non può che avere come principale protagonista quell’amore da tutti cercato per il quale tutti, prima o poi, andiamo incontro a disillusioni e sofferenze.
“Nell’accompagnare tanti di loro in questa “faccenda d’amore”, e anche nell’avere ben viva la mia esperienza di adolescente e di giovane impegnata, (…) mi sono resa conto che, dietro la fitta rete di relazioni personali e di richieste di aiuto, si nascondeva un appello da parte di Qualcuno che mi invitava ad ascoltare, a ricordare e a riflettere tutto alla luce del Vangelo. Non in maniera sporadica, ma in modo da offrire un quadro organico, un vero cammino per imparare l’amore”. (dall’Introduzione).
INTERVISTA ALL’AUTORE
Cosa intendono i giovani con la parola “amore”? Che cos’è per loro l’amore? Solo sesso?
La parola Amore è uno dei vocaboli più belli, essenziale direi, ma anche tra i più ambigui perché nella comune comprensione l’amore o viene scambiato per un vago sentimentalismo del tipo “va dove ti porta il cuore”, oppure è quasi un sinonimo del “fare sesso”, espressione tanto amata dai giovani e, purtroppo, anche da coloro che ai giovani dovrebbero trasmettere le chiavi della vita.
Lei guida dei corsi per adolescenti e giovani che hanno lo stesso titolo del libro. Da quale esigenza nascono questi corsi?
I corsi sono nati per offrire ai giovani un itinerario che, in relazione all’enigma della ricerca della felicità, potesse rendere ragione del fatto che l’amore è un progetto, che deve essere “imparato”, scoperto, evangelizzato. Dopo anni di continui colloqui con adolescenti e giovani sui temi dell’amore, della sessualità, mi sono convinta che in questo ambito d’esperienza non è giusto offrire risposte già “confezionate”, ma bisogna offrire un percorso che possa rendere ragione di ciò che conduce a formulare determinati consigli o precetti. Così sono nati i corsi che parlano il linguaggio della ragione illuminata dalla fede a partire dagli stessi interessi dei ragazzi. Il libro è il frutto maturo dell’esperienza “sul campo” ed ha come chiave di lettura la ricerca della felicità. Il fatto che di anno in anno centinaia di giovani per più di due mesi accettino di frequentare il corso, che portano i compagni di classe, amici che non frequentano la chiesa, che dopo il primo incontro il numero raddoppia, triplica, mi ha incoraggiata e convinta che questa evangelizzazione è una risposta, un tentativo quanto meno, alla domanda di senso e di felicità che i ragazzi hanno nel cuore. Affinché questa esperienza non fosse legata alla mia presenza fisica, ho pensato il libro anche come una sorta di manuale per educatori ed anche una guida per genitori alle prese con i propri figli adolescenti.
Quanto è determinante l’affettività nella formazione della personalità degli adolescenti?
E’ fondamentale, è il loro mattone di crescita (non lo è forse a tutte le età?).Quando si è adolescenti in modo particolare, il “dramma” dell’affettività è totalizzante e spesso i ragazzi, purtroppo, credono che Dio stia altrove rispetto a tale ambito che, magari, trattano tra di loro senza minimamente pensare che invece su questo la Chiesa ha la parola giusta. Credo che questo sia alla radice di tanti allontanamenti dalla comunità ecclesiale, sentita come un “altrove” rispetto alla concretezza delle prime “cotte”, dei primi innamoramenti. Quando poi il rapporto con l’altro arriva a toccare l’ambito sessuale, spesso sono proprio i sensi di colpa a determinare la convinzione che su questo “affare” Dio non abbia cittadinanza. Così si incappa nell’errore di costruirsi a partire da categorie sballate che frantumano la personalità globale dei giovani.
I giovani sanno che cos’è la castità? Credono ancora in questo valore?
Ci credono se si presenta loro la castità come un cammino verso le “alte vette”, come la chiave della propria dignità personale. Purtroppo la quasi totalità crede che la castità sia un fatto di preti e suore, una misura stringente e frustrante della vita, insomma qualcosa da rifuggire assolutamente. Se invece li si fa entrare nella sfida, nell’impegno, se gli si fa capire che la castità è una misura alta della vita e che è un cammino quotidiano sorretto dalla certezza che nessuna caduta può impedire di rialzarsi e di riprendere il cammino, allora vedo che i loro volti si illuminano e sono capaci di riconoscere quello che hanno naturalmente nel cuore ma che la cultura dominante e il peccato impediva loro di decifrare. I giovani amano ciò che è arduo, ciò che vuole impegno a patto che ne capiscano il senso e la meta.
Cosa pensano gli adolescenti e i giovani delle indicazioni della Chiesa a proposito di corpo, sesso, sessualità?
La chiesa è percepita utile per parlare di pace ma non quando parla d’amore e men che meno di sesso perché c’è una cattiva comprensione della natura dell’uomo, della chiesa e di Dio, in ultimo. Percepiscono la parola della Chiesa come una legge che può essere o ignorata o trasgredita, ma il risultato non cambia. E’ evidente la carenza di un’evangelizzazione che li conduca a diradare le nebbie del cuore.
Lei che è molto a contatto con i giovani, come li vede?
Li vedo belli, li vedo pronti ad accogliere la sfida di ciò che è vero, bello e buono. Il problema non sono i giovani, essi davvero hanno una possibilità di santità intatta. Giovanni Paolo II quando parlava della santità che è giovane, aveva davvero ragione. Il vero problema sono gli adulti, genitori che non hanno mai abbandonato le categorie di pensiero dell’adolescenza, incapaci di fondare se stessi sulla verità, sulla stabilità e che trasmettono ai figli l’idea che tutto va bene a patto che li faccia stare bene, che l’amore è solo sentimento. Genitori dei quali figli si vergognano e che per questo sono “mangiati” dai sensi di colpa. Più di una volta ho ascoltato figlie che con estrema sofferenza riuscivano a confessare di vergognarsi della propria madre che rubava loro gli abitini all’ultima moda. Il genitore amico, ritengo, è il danno più grande che la nostra cultura ha fatto ai nostri figli.
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