mercoledì, 05 luglio 2006
La vita in due
Grazie, Signore,
perché ci hai dato l’amore
capace di cambiare
la sostanza delle cose.
Quando un uomo e una donna
diventano uno nel matrimonio
non appaiono più come creature terrestri
ma sono l’immagine stessa di Dio.
Così uniti non hanno paura di niente.
Con la concordia, l’amore e la pace
l’uomo e la donna sono padroni
di tutte le bellezze del mondo.
Possono vivere tranquilli,
protetti dal bene che si vogliono
secondo quanto Dio ha stabilito.
Grazie, Signore,
per l’amore che ci hai regalato.
[San Giovanni Crisostomo]
Donna - Uomo: Qual è la loro relazione secondo la Chiesa Cattolica?
ROMA, venerdì, 30 giugno 2006 (ZENIT.org).- Da circa un anno monsignor Raffaello Martinelli, Officiale alla Congregazione per la Dottrina della Fede e collaboratore del Cardinale Joseph Ratzinger per 23 anni, ha messo a disposizione dei fedeli presso la Basilica dei SS Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, alcune schede catechistiche su argomenti di attualità.
Con grande meraviglia monsignor Martinelli, che dal 1987 è anche Rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale San Carlo e Primicerio della Basilica di San Carlo al Corso, ha constatato che più di 800.000 schede sono state prese dalle persone che sono entrate nella Basilica.
Conscia di questa situazione, Antonia Salzano, Presidente dell’Istituto e delle Edizioni San Clemente I Papa e Martire (www.istitutosanclemente.it) ha voluto raccogliere le 33 schede in un CD, ora in vendita presso le librerie cattoliche con il titolo “Catechesi Dialogica su argomenti di attualità”.
Considerando la qualità, la competenza e l’utilità di queste schede catechistiche, ZENIT ha deciso di pubblicarle a scadenza settimanale, iniziando con la scheda che risponde al quesito: “Donna - Uomo: Qual è la loro relazione secondo la Chiesa Cattolica?”.
* * *
Che cosa dice la Chiesa circa la relazione tra l’uomo e la donna?
La Chiesa, illuminata dalla fede in Gesù Cristo, afferma:
- il carattere personale dell’essere umano: sia l’uomo sia la donna sono una persona, in eguale misura;
- la medesima dignità delle persone, la quale si realizza come complementarità fisica, psicologica ed ontologica, dando luogo ad un’armonica “unidualità” relazionale;
- l’importanza e il senso della differenza sessuale;
- l’esistenza dell’uno con e per l’altra (e non l’uno contro l’altra);
- l’approccio relazionale, non concorrenziale né di rivalsa;
- la collaborazione attiva, tra l’uomo e la donna, che parte dal riconoscimento
della stessa differenza tra loro;
- la presenza del peccato, che deturpa ma non annulla tale positiva relazione e collaborazione.
Dove fonda la Chiesa questa sua concezione?
La fonda sulla Sacra Scrittura, ricca anche di umana sapienza, in cui questa concezione si è manifestata progressivamente grazie all’intervento di Dio a favore dell’umanità.
Come l’Antico Testamento presenta l’importanza dell’uomo e della donna?
In vari modi. Ad esempio, l’Antico Testamento: configura una storia di salvezza che mette simultaneamente in gioco la partecipazione del maschile e del femminile, l’importanza dell’uomo e della donna; utilizza un vocabolario nuziale: Dio si fa conoscere come sposo che ama Israele, sua sposa. Questo vocabolario tocca la natura stessa della relazione che Dio stabilisce con il suo popolo, anche se questa relazione è più ampia di ciò che si può sperimentare nell’esperienza nuziale umana; presenta un amore umanissimo, che celebra la bellezza dei corpi e la felicità della ricerca reciproca, e nel quale si esprime altresì l’amore divino per il suo popolo (si veda ad es. il biblico Cantico dei Cantici).
E il Nuovo Testamento come presenta la relazione tra l’uomo e la donna?
Il Nuovo Testamento conferma e completa quanto già presente nell’Antico Testamento: Gesù Cristo Figlio di Dio fatto Uomo, nella sua mascolinità, assume nella sua persona tutto ciò che il simbolismo Antico-Testamentario aveva applicato all’amore di Dio per il suo popolo, descritto come l’amore di uno sposo per la sua sposa; la Vergine Maria, come eletta figlia di Sion, nella sua femminilità, ricapitola e trasfigura la condizione di Israele/Sposa in attesa del giorno della sua salvezza; la Sposa amata da Cristo-Sposo è la Chiesa; la Rivelazione stessa si conclude con la parola della Sposa e dello Spirito che implorano la venuta dello Sposo: “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20); l’amore totale e indissolubile dell’uomo e della donna, vissuto nella forza della vita battesimale, diventa Sacramento, cioè realtà che manifesta e comunica l’amore di Cristo e della Chiesa; nella grazia del Cristo che rinnova il loro cuore, l’uomo e la donna diventano capaci di liberarsi dal peccato e di conoscere la gioia del dono reciproco. Nella forza della Risurrezione di Cristo, è possibile la vittoria della fedeltà sulle debolezze, sulle ferite subite e sui peccati della coppia; la rivalità, l’inimicizia e la violenza che sfigurano la relazione dell’uomo e della donna sono, nel Cristo, superabili e superate. La loro differenza non diventa motivo di discordia da superare con la negazione o con il livellamento, ma una possibilità di collaborazione che bisogna coltivare con il rispetto reciproco della distinzione.
Nella concezione cristiana, qual è l’importanza della sessualità della persona?
La sessualità, nella concezione cristiana,n ha una grande importanza dal punto di vista sia antropologico sia teologico. La dimensione antropologica della sessualità - nella Fede cristiana: è l’umanità sessuata che è dichiarata esplicitamente “immagine di Dio”; la sessualità caratterizza l’uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione; essa è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l’amore umano; viene affermato il carattere sponsale del corpo, in cui si iscrive la mascolinità e la femminilità della persona. La dimensione teologica della sessualità: la distinzione uomo-donna è voluta e creata da Dio: “Dio creò l’uomo a sua immagine, ad immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn 1, 26-27); la relazione tra l’uomo e la donna è buona, ma è stata ferita dal peccato, ha bisogno pertanto di essere guarita: e Cristo lo può e lo vuole fare.
Quali sono gli aspetti negativi, oggi, nella relazione tra la donna e l’uomo?
Ecco alcune negatività che si rilevano oggi nella relazione tra l’uomo e la donna: subordinazione, che fa venir meno il rispetto e la collaborazione vicendevole; antagonismo, rivalità tra loro; atteggiamento di contestazione; contrapposizione, diffidente e difensiva; cancellazione delle differenze tra l’uomo e la donna, a cominciare da quelle biologico-sessuali, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale. Tali negatività non possono tuttavia essere generalizzate, e comunque possono e devono essere superate.
Quali conseguenze produce l’oscurarsi di questa differenza o dualità dei sessi?
Produce, a diversi livelli, conseguenze enormi, come ad esempio: la messa in questione della famiglia, la cui natura fondamentale è bi-parentale, e cioè composta di padre e di madre; l’equiparazione dell’omosessualità all’eterosessualità; un modello nuovo di sessualità polimorfa; libertà per ogni persona di modellarsi a suo piacimento; ininfluenza del fatto che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana nella sua forma maschile. In particolare, il non riconoscere la differenza sessuale tra l’uomo e la donna può portare perfino al rifiuto delle Sacre Scritture, che trasmetterebbero una concezione patriarcale di Dio, alimentata da una cultura essenzialmente maschilista.
In che cosa consiste l’originalità della donna, secondo la visione cristiana?
La donna conserva l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione. Indica la capacità fondamentalmente di ogni essere umano di vivere per l’altro e grazie all’altro. La promozione della donna all’interno della società, pertanto, deve essere compresa e voluta come una umanizzazione della persona umana, uomo o donna che sia, e della società stessa, realizzata attraverso quei valori riscoperti grazie alle donne.
Come si esprime tale intuizione?
Questa intuizione è collegata alla capacità fisica della donna di dare la vita. Vissuta o potenziale, tale capacità è una realtà che struttura la personalità femminile in profondità.
La capacità biologica di dare la vita che cosa consente alla donna?
Le consente di acquisire molto presto maturità, senso della gravità della vita e delle responsabilità che essa implica. Sviluppa in lei il senso ed il rispetto del concreto, che si oppone ad astrazioni spesso letali per l’esistenza degli individui e della società. È la donna, infine, che, anche nelle situazioni più disperate – e la storia passata e presente ne è testimone – possiede una capacità unica di resistere nelle avversità, di rendere la vita ancora possibile pur in situazioni estreme, di conservare un senso tenace del futuro e, da ultimo, di ricordare con le lacrime il prezzo di ogni vita umana.
La donna va considerata soltanto sotto il profilo della procreazione biologica?
No certamente! La stessa esistenza della vocazione cristiana alla verginità contesta radicalmente la pretesa di rinchiudere le donne in un destino che sarebbe semplicemente biologico.
Quale relazione esiste tra maternità fisica e verginità?
Esiste una relazione di complementarità. Come la verginità riceve dalla maternità fisica il richiamo che non esiste vocazione cristiana se non nel dono concreto di sé all’altro, parimenti la maternità fisica riceve dalla verginità il richiamo alla sua dimensione fondamentalmente spirituale: non è accontentandosi di dare la vita fisica che si genera veramente l’altro. Ciò significa che la maternità può trovare forme di realizzazione piena anche laddove non c’è generazione fisica. Papa Giovanni Paolo II parla di genio della donna.
Che cosa implica tale peculiarità, nella vita della società?
Implica prima di tutto che la donna sia presente attivamente e anche con fermezza nella famiglia, società primordiale e, in un certo senso, sovrana, ove la persona impara ad essere amata ed amare, essere rispettata e rispettare, conoscere e amare Dio. Tornerà ad onore della società rendere possibile alla madre di dedicarsi alla cura e all’educazione dei figli secondo i bisogni differenziati della loro età. E ciò senza ostacolarne la libertà, senza discriminazione psicologica o pratica, senza penalizzazione nei confronti delle sue compagne. Implica inoltre che le donne siano presenti nel mondo del lavoro e dell’organizzazione sociale e che abbiano accesso a posti di responsabilità che offrano loro la possibilità di ispirare le politiche delle nazioni e di promuovere soluzioni innovative ai problemi economici e sociali.
Come armonizzare famiglia e lavoro per la donna?
Il problema non è solo giuridico, economico ed organizzativo. È innanzitutto un problema di mentalità, di cultura e di rispetto. Ciò comporta: una legislazione e organizzazione del lavoro in armonia con le esigenze della missione della donna all’interno della famiglia; una giusta valorizzazione del lavoro svolto dalla donna nella famiglia; il rispetto delle caratteristiche delle donne che sono diverse da quelle dell’uomo; la presenza delle donne nel mondo del lavoro e dell’organizzazione sociale e politica.
Qual è il ruolo della donna nella vita della Chiesa?
Le donne sono chiamate ad essere modelli e testimoni insostituibili per tutti i cristiani di come la Sposa (la Chiesa) deve rispondere con l’amore all’amore dello Sposo (Cristo Signore). La figura della Vergine Maria costituisce nella Chiesa il riferimento fondamentale, quale modello di atteggiamenti, i quali, pur tipici di ogni battezzato, di fatto sono caratteristici della donna, che li vive con particolare intensità e naturalezza.
Quali sono gli atteggiamenti in cui Maria è modello?
Maria è modello: nell’ascoltare e nell’accogliere la Parola di Dio; nel rendere lode e grazie a Dio, per tutti i benefici (cfr ‘Magnificat’); nel riconoscere l’infinita umiltà di Dio, che si fa uomo nel suo Figlio, che va a morire in croce per la salvezza dell’umanità. Maria, non solo è modello, ma è anche colei che intercede presso Dio, perché ogni persona umana possa assomigliare sempre più, nella santità di vita, al suo diletto Figlio Gesù.
Chi è il più grande davanti a Dio?
Chi imita maggiormente Cristo! E dunque chi è più Santo, è anche il più grande in terra e in Cielo! E questo è il miglior traguardo sia per la donna sia per l’uomo, senza distinzione.
N.B.: Per approfondire l’argomento, si legga: CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella chiesa e nel mondo”, 2004.
ZI06063015
http://www.totustuus.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1532
domenica, 02 luglio 2006
Talità kum, fanciulla alzati!

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Predicatore del Papa: “Quanto è triste vedere dei giovani…tristi”
Commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM cap., alla liturgia di domenica
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XIII Domenica del Tempo ordinario (B)
Sapienza 1, 13-15-2,23-25; 2 Corinzi 8,7.9. 13-15; Marco 5, 21-43
Il brano evangelico di questa domenica è costituito da scene che si svolgono in rapida successione, in luoghi diversi. C’è anzitutto la scena sulle rive del lago. Gesù è attorniato da molta folla, quando un uomo si getta ai suoi piedi e gli rivolge una supplica: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. Gesù lascia a metà il suo discorso e si avvia con l’uomo verso casa.
La seconda scena è lungo la strada. Una donna che soffriva di emorragia si avvicina di nascosto a Gesù per toccargli il mantello, e si ritrova guarita. Mentre Gesù stava parlando con lei, dalla casa di Giairo vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Gesù che ha udito tutto, dice al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad aver fede!”.
Ed eccoci alla scena cruciale, nella casa di Giairo. Grande trambusto, gente che piange e urla, come è comprensibile di fronte al decesso appena avvenuto di un adolescente. “Entrato, dice loro: Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme. Quindi, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: Talità kum, che significa: “Fanciulla, alzati! ” Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.
Il brano evangelico suggerisce un’osservazione. Si torna continuamente a discutere del grado di storicità e di attendibilità dei vangeli. Abbiamo assistito di recente al tentativo di mettere sullo stesso piano, come se avessero la stessa autorità, i quattro vangeli canonici e i vangeli apocrifi del II-III secolo.
Ma questo tentativo è semplicemente assurdo e tradisce anche una buona dose di cattiva fede. I vangeli apocrifi, soprattutto quelli di origine gnostica, furono scritti diverse generazioni dopo, da persone che avevano perso ogni contatto con i fatti e che, per di più, non si preoccupavano minimamente di fare della storia, ma solo di mettere sulle labbra di Cristo gli insegnamenti propri della loro scuola. I vangeli canonici, al contrario, furono scritti da testimoni oculari dei fatti o da persone che erano state in contatto con i testimoni oculari. Marco, di cui leggiamo quest’anno il vangelo, fu in stretto rapporto con l’apostolo Pietro di cui riferisce tanti episodi che lo ebbero protagonista.
Il brano di questa domenica ci offre un esempio di questo carattere storico dei vangeli. Il ritratto nitido di Giairio e la sua domanda angosciata di aiuto, l’episodio della donna incontrata lungo il percorso verso la sua casa, l’atteggiamento scettico dei messaggeri verso Gesú, la tenacia di Cristo, il quadro della gente che piange la fanciulla morta, il comando di Gesú riferito nella lingua originale aramaica, la sollecitudine commovente di Gesú di dare qualcosa da mangiare alla fanciulla risuscitata. Tutto fa pensare a un racconto che risale a un testimone oculare del fatto.
Ora una breve applicazione alla vita del vangelo di domani. Non c’è solo la morte del corpo, c’è anche la morte del cuore. La morte del cuore è quando si vive nell’angoscia, nello scoraggiamento o in una tristezza cronica. Le parole di Gesù: Talità kum, fanciulla, alzati! non sono dunque rivolte solo a ragazzi e ragazze morte, ma anche a ragazzi e ragazze viventi. Quanto è triste vedere dei giovani…tristi. E ce ne sono tantissimi intorno a noi. La tristezza, il pessimismo, la non-voglia di vivere sono sempre cose brutte, ma quando li si vede o li si sente esprimere da ragazzi ancora di più stringono il cuore.
In questo senso, Gesú continua a risuscitare anche oggi fanciulle e fanciulli morti. Lo fa con la sua parola e anche inviando ad essi i suoi discepoli che, in nome suo e con il suo stesso amore, ripetono ai giovani d’oggi quel suo grido: Talita kum: Ragazzo, alzati! Riprendi a vivere.
ripreso da www.zenit.org
Codice: ZI06063003
Data pubblicazione: 2006-06-30