domenica, 19 novembre 2006
Che differenza esiste tra l'anima e lo spirito?
Secondo san Giovanni della Croce, lo spirito è "la parte spirituale dell'anima che guarda e comunica con Dio" (Salita del Monte Carmelo, III, 26, 4, in Opere, trad. di P. FERDINANDO di S. MARIA O.C.D., Roma 1979/4, p. 291). Notiamo bene che, quando diciamo parte dell'anima, non intendiamo stabilire una divisione nell'anima stessa (che è spirituale e indivisibile): san Tommaso spiega che "l'atto della ragione è come un movimento che passa da una conoscenza all'altra; ora identico deve essere il mobile che, attraverso lo spazio intermedio, giunge al termine" (S. Theol., I, 79, 9; trad. di P. T. S. CENTI O.P., vol. V, Firenze: Salani 1964, p. 33. È dunque la stessa unica ed identica anima che passa dalla conoscenza delle cose particolari a quelle eterne e viceversa.
L'esperienza di alcuni grandi mistici conferma il dato filosofico: vediamo come Santa Teresa d'Avila descrive l'unione estatica:
"Della natura e del modo di questo fatto che si chiama unione, non so proprio che dire. Se ne parla nella teologia mistica, ma io non ne conosco i termini e nemmeno so che cosa sia la mente né in che differisca dall'anima e dallo spirito. A me pare che sia un tutt'uno. Talvolta l'anima sembra uscire da se stessa come un gran fuoco che getta alte le sue fiamme e alle volte esce con impeto. Or non perché la fiamma si innalza tanto sul fuoco sarà di natura diversa, essendo sempre la stessa fiamma che sta sul fuoco. - Son cose, Padri miei, che con la vostra scienza capirete benissimo, perché io non ne so di più" (Vita, 18, 2, trad. di P. EGIDIO DI GESÙ OCD, Roma 1977/6, p. 171, corsivo redazionale).
Sarebbe poi ugualmente sbagliato indicare con spirito una qualche facoltà speciale dell'anima che ha come oggetto la conoscenza di Dio; la ragione umana si può dividere solo nelle sue diverse funzioni (la conoscenza delle cose eterne e particolari) e nei suoi abiti (rispettivamente la sapienza e la scienza).
Vediamo ora un'altra distinzione tra anima e spirito, formulata direttamente da san Tommaso:
"L'anima razionale è insieme anima e spirito: è anima in rapporto a ciò che in comune con le altre anime, vale a dire in quanto dà vita al corpo; perciò sta scritto fu creato coma anima vivente (Gen 2,7).
L'anima razionale è invece spirito in rapporto alle sue qualità esclusive, non comuni agli altri animali, cioè in quanto possiede le facoltà intellettive e immateriali" (S. Theol., I, 97, 3; trad. di P.T. CENTI O.P., vol VI, Firenze: Salani 1965, p. 28.
San Tommaso prescinde dal rapporto soprannaturale dell'uomo con Dio, descrivendo l'anima e lo spirito in sé: san Giovanni della Croce, invece, descrive non soltanto la natura dello spirito umano, ma anche come esso raggiunge la sua perfezione, su questa terra, mediante la vita mistica.
Sintetizzando l'insegnamento, sostanzialmente concorde, di entrambi i dottori della Chiesa, si può dire che lo spirito è l'anima che, accettando la divinizzazione mediante la grazia santificante e i doni che l'accompagnano, "guarda e comunica con Dio".
Questo modo di cogliere l'anima nel suo essere e nel suo bene essere, ci permette di capire anche le categorie paoline anima-spirito: esaminiamo ora alcuni brani delle lettere di san Paolo.
1 Cor 2, 14-16
"L'uomo naturale (psychikos da: psykê anima) però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale (pneumatikos da pneuma = spirito) invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo".
L'uomo psichico è l'uomo che, ritenendo follia le cose dello Spirito, inibisce le facoltà conoscitive dell'anima nei confronti della sapienza soprannaturale: la stessa anima si ferma prima della sua perfezione e rimane psychê. L'uomo spirituale, che invece accoglie nell'anima la conoscenza di Dio, conosce tutto e giudica tutto; la sua anima è, concordemente a quanto afferma san Tommaso, in "movimento da una conoscenza all'altra", dalla conoscenza suprema dello Spirito (il pensiero di Cristo) alle cose particolari (l'uomo spirituale... giudica ogni cosa); in questo senso la sua anima è spirito.
Sia chiaro che con conoscenza non intendo solo una conoscenza speculativa, ma tutta la vita di fede, che è un abbandono totale dell'uomo a Dio; per contro, questo processo comincia da un atto di conoscenza che ha per oggetto Dio che si rivela.
2) Eb 4, 11-13
Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo, perché nessuno cada nello stesso tipo di disobbedienza. Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto.
Il confronto con la parola di Dio, che è come una spada, rivela fin dove un sentimento o un pensiero del cuore è proprio, disobbediente, carente di fede (cioè è proprio dell\'anima che si chiude alla sapienza divina) oppure viene dalla fede (e quindi è proprio dello spirito, cioè dell'anima che si abbandona a Dio nella fede).
3) Rom 8, 14-16
Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.
Chi si lascia guidare dallo Spirito Santo, ha in sé la capacità di dialogare con Dio, e il luogo di questo dialogo è lo spirito: la parte spirituale di chi è aperto alla sapienza soprannaturale (appunto lo spirito) è in grado di intendere la stessa testimonianza dello Spirito di Dio, che ha come contenuto la coscienza della nostra figliolanza divina.
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Una risposta non del tutto incompleta dovrebbe anche tratteggiare i concetti di anima e spirito nella storia del pensiero filosofico antico e medioevale, nonché nel pensiero dei padri.
Rimando per questo all'ottima sintesi di P. C. FABRO, conteuta in un suo libro L'anima: Introduzione al problema dell'uomo, Roma: Studium, alle pp. 215-309.
Vorrei soltanto soffermarmi su sant'Ireneo, dato lo spessore del nostro autore e data una certa divulgazione di alcune sue tesi, che, prese nella loro materialità, potrebbero sembrare contraddittorie con quanto detto sino ad ora. Vediamo una sua famosa affermazione:
"Tre infatti sono le cose di consta l'uomo perfetto: la carne, l'anima e lo spirito, di cui lo spirito è il principio che da salvezza e struttura, l\'altro che viene unito e figurato, cioè la carne, ed il principio intermedio tra i due che è l'anima" (Adversus Haereses, V, 7, cit. in C. FABRO, Ibidem, p. 239).
Come conciliare queste posizioni con quanto sostenuto in questo scritto?
C. FABRO scrive che "I padri apostolici e gli apologeti hanno un'dea sufficientemente esatta della natura dell'anima, ma non dispongono di una terminologia adeguata" (Ibidem, p. 23). Niente di più vero anche per quanto riguarda la nostra questione. Infatti, per risolvere tutte le difficoltà circa l'unità dell'anima - unità che permane anche dopo l'infusione della grazia santificante - sono necessarie due categorie che solo con san Tommaso sono arrivate a completo sviluppo: si tratta della teoria dei gradi di forma e dell'intuizione della grazia come qualità accidentale dell'anima e, nel contempo, analoga a una nuova perfezione formale.
Secondo l'intuizione metafisica dei gradi di forma, una forma più perfetta contiene virtualmente le forme inferiori: così, nell'uomo, l'anima razionale contiene l'anima animale e l'anima vegetativa. La grazia, da un lato, inerisce nell'anima come un accidente (e in quanto tale non ne muta radicalmente l'essenza), da un altro è analoga ad una nuova forma sostanziale in quanto le conferisce una vera e propria perfezione (un grado di forma superiore), che è la partecipazione alla natura divina o divinizzazione. La grazia è soltanto analoga ad una nuova forma e non simile in tutto, perché, nelle cose naturali, un nuovo grado di forma muta la specie del soggetto, mentre l'anima non in grazia non è di altra specie rispetto all'anima in grazia.
La grazia, dunque, sta all'anima razionale in modo analogo a come l'anima razionale sta all'anima animale e vegetativa.
In altre parole, la grazia aggiunge un qualcosa di nuovo all'anima (e non di poco conto), senza dividerla in parti (poiché le contiene virtualmente tutte in quanto grado più perfetto dell'unica forma dell\'anima) e senza che l'anima non in grazia sia essenzialmente diversa dall'anima in grazia (cioè sia di diversa specie); quest'ultima, tuttavia, ha acquisito una vera nuova perfezione formale ed è una nuova creatura.
Ecco alcuni brani della Scrittura che indicano la giustificazione come una nuova creazione dell'uomo:
E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo. (2 Cor 4,6).
...per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace (Ef 2,15b)
...dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. (Ef 4,23-24)
Ed ecco un altro brano che rivela la nostra partecipazione alla natura divina:
...ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. (2 Pt 1,4)
Sant'Ireneo, senza gli strumenti concettuali che arriveranno parecchi secoli dopo e senza l'intenzione di accostare il problema da un punto di vista squisitamente metafisico, può chiamare la novità della grazia "spirito", senza che gli passi per la mente una vera e propria divisione "formale" dell'anima in parti: nello stesso tempo può esaltare lo "spirito" e considerarlo, in un certo senso, la parte principale dell'anima, perché quanto la grazia compie in un'anima è grandioso. In fondo questo è il proprium del suo messaggio in materia.
Dopo tutte queste distinzioni, in qualche maniera vere, e necessarie alla Chiesa per difendersi dagli errori, veniamo "puniti" da santa Teresa, la quale ingenuamente diceva: "Son cose, Padri miei, che con la vostra scienza capirete benissimo, perché io non ne so di più" (cf. la citazione più sopra). In verità, pur con tutte le nostre distinzioni, molto difficilmente avremo la sua conoscenza sperimentale di questi misteri, che, con tutta la nostra scienza (?), non capiamo benissimo per nulla.
don Alfredo Morselli
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