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Intervista esclusiva al nuovo cerimoniere del Papa - Monsignor Guido Marini: “Basta Messe-spettacolo, d’ora in avanti sobrietà e rispetto della liturgia”
di Bruno Volpe CITTA’ DEL VATICANO - E' arrivato da poco in Vaticano: accento genovese marcatissimo, 42 anni, cresciuto alla scuola del Cardinale Giuseppe Siri e fidato collaboratore degli Arcivescovi Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, il nuovo maestro delle celebrazioni liturgiche del Papa, Monsignor Guido Marini (nella foto), successore dell’omonimo Piero, parla per la prima volta dopo il conferimento del prestigioso incarico e lo fa con ‘Petrus’. Monsignore, innanzitutto benvenuto e buon lavoro… "Grazie dell’augurio, ne ho davvero bisogno. Sa, sono a Roma da pochissimo tempo, e mi guardo intorno, studio, sto facendo mente locale: c’è tanto da fare e da lavorare, mi creda". Intanto si passa da un Marini... all'altro: che dice a Piero, il suo predecessore? "Lo ringrazio di cuore. Ha dato tanto alla Chiesa, ha servito due Papi, e io mi trovo soltanto all'inizio del mio cammino". E’ stato chiamato ad un compito arduo… "Chiaro. La vita di ogni capo delle cerimonie liturgiche del Santo Padre è cosparsa di problemi. Siamo sotto i riflettori della ribalta, non ci possiamo permettere il lusso di commettere svarioni". In molti hanno sostenuto che Lei sia stato chiamato perché liturgicamente più sobrio e tradizionalista di Monsignor Piero Marini. Ma quale è "Come vuole ed insegna Si dice appunto che a Genova, dove Lei ha operato sinora, la liturgia fosse ben curata, sobria ed elegante, senza svolazzi fantasiosi... "Ma la liturgia è per sua natura così. Ripeto: nessuno può derogare alle norme liturgiche della Chiesa. Papa Benedetto XVI, oltre che un grandissimo teologo, è anche un fine liturgista. Egli attribuisce alla liturgia, correttamente eseguita, notevole importanza… "Collaborare con il Santo Padre sarà per me una grazia. E' sotto gli occhi di tutti la popolarità del Pontefice, la sua predicazione di verità e di coraggio. In quanto alla liturgia, condivido in pieno le tesi del Papa: A Suo avviso, ci sono stati abusi liturgici negli ultimi tempi? "Sa, A proposito: cosa pensa del Motu Proprio che ha liberalizzato "Condivido il Motu Proprio al 100%, un atto di buon senso, di giustizia, libertà e lungimiranza".
dal sito http://www.papanews.it
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Con un comunicato congiunto della curia arcivescovile di Genova e della sala stampa vaticana l’atteso cambio al vertice della conferenza episcopale italiana è avvenuto. Il cardinale Camillo Ruini lascia la presidenza dopo 16 anni, sostituito dall’arcivescovo del capoluogo ligure, Angelo Bagnasco. Una successione molto delicata, quella dell’uomo che ha guidato la Chiesa italiana come braccio destro di papa Giovanni Paolo II, ricca di colpi di scena e – come nelle migliori tradizioni – conclusa con il prevalere di una candidatura di unità e di mediazione. Tre mandati alla guida della Cei, per il “don Camillo” nazionale, più un prolungamento di qualche mese funzionale alla gestione del convegno ecclesiale di Verona, appuntamento che la Chiesa italiana celebra ogni decennio. I movimenti per la sostituzione di Ruini erano già cominciati con il precedente segretario di Stato vaticano, Angelo Sodano, ma senza esito. Una consultazione dell’episcopato italiano aveva indicato il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi come primo dei prescelti dai vescovi italiani e come secondo il patriarca di Venezia Angelo Scola, candidato di alto profilo e continuatore ideale, per capacità e caratteristiche intellettuali, della linea Ruini. Una fuga di notizie aveva bloccato le consultazioni, congelando di fatto la nomina e rimandandola a dopo il convegno di Verona. Sostituito anche il cardinale segretario di Stato con Tarcisio Bertone, già collaboratore di Joseph Razinger alla congregazione per la Dottrina della Fede e da lui stimato, le priorità cominciano a cambiare: il nuovo segretario di Stato rivendica a sé un più stretto contatto e collegamento con le istituzioni italiane, controllando da Oltretevere i rapporti con lo Stato. Da qui l’esigenza di un ridimensionamento del ruolo del presidente della Cei: la linea che il cardinal Bertone, avallato dal Papa, porta avanti è quella di nominare presidente un vescovo di una diocesi italiana, separando il ruolo della guida della Cei dal ruolo del vicario per la città di Roma. I nomi circolati nei recenti mesi (Benigno Papa di Taranto, Renato Corti di Novara) illustravano bene la volontà del Vaticano di nominare un presidente della Cei meno “condottiero” e più collegiale, oltre che più recettivo rispetto alle indicazioni della segreteria di Stato. La nomina di Angelo Bagnasco si inquadra in questo scenario, anche se rappresenta un momento di mediazione ulteriore tra una “linea Ruini” e una “linea Bertone”. È un vescovo “periferico”, ma è, allo stesso tempo, una figura di prestigio e di alto livello intellettuale. È considerato un ruiniano (è anche presidente del consiglio di amministrazione del quotidiano cattolico “Avvenire”), ma è il successore di Bertone come arcivescovo di Genova. È un semplice vescovo, ma sarà creato cardinale già nel prossimo concistoro, previsto per la fine di giugno. Sarà, in u n certo senso, ancora aiutato dallo stesso Camillo Ruini per qualche tempo, dato che l’ex presidente Cei rimarrà ancora un paio d’anni vicario del Papa per la città di Roma (quindi a stretto contatto con Joseph Ratzinger e figura di riferimento nel consiglio permanente della Conferenza episcopale). Bagnasco è un sostenitore convinto dell’impegno dei cattolici nel dibattito pubblico, a sostegno della vita, della famiglia, dell’identità cristiana in una nazione che affronta la secolarizzazione con una riserva spirituale che proviene dalla sua lunga – e per certi aspetti ancora vivace – tradizione cristiana. Nato a Pontevico, in provincia di Brescia, da genitori sfollati per la guerra - il padre lavorava in una fabbrica di pasticceria e la madre era casalinga - è tornato presto a Genova, dove nel 1966 è stato ordinato sacerdote e nel 1979 si è laureato in Filosofia all'Università statale. Sono seguiti anni di impegno pastorale e intellettuale in parrocchia, in diocesi, alla facoltà teologica dell'Italia settentrionale e come assistente diocesano della Fuci, l'associazione degli studenti universitari vicina ad Azione cattolica. Nel 1998 è nominato vescovo a Pesaro e nel 2002 entra nella Cei. Nel 2003 è nominato arcivescovo ordinario militare per l'Italia e infine, il 29 agosto del 2006 è chiamato a guidare l'arcidiocesi di Genova, una sede che porta con sé, prima o poi, la nomina cardinalizia e l'ingresso in Conclave. È lui che celebra i funerali - spiritualmente densi ma anche politicamente delicati - dei militari italiani uccisi nelle missioni in Iraq e in Afghanistan, così come dell'agente del Sismi Nicola Calipari. Anche sulla più visibile battaglia in cui sono impegnati, di recente, i vertici della Chiesa cattolica, quella delle coppie di fatto, monsignor Bagnasco si è espresso in un paio di occasioni. Ribadendo, con chiarezza e gentilezza, la posizione del cardinal Ruini. «Il Papa, la Cei e il cardinale Ruini hanno fatto interventi insistenti e decisi perché l'argomento in questione, cioè i cosiddetti Pacs, ora Dico, vanno a toccare i valori fondamentali su cui la Chiesa ha una posizione definita». Forse meno battagliero, ma altrettanto fermo, l’uomo che prenderà il posto di Camillo Ruini dovrà condurre una stagione nuova nell’episcopato italiano (molte le recenti nomine importanti). L’interrogativo fondamentale rimane quello delle possibilità di manovra che il nuovo presidente avrà nella Chiesa italiana con il duo Ratzinger-Bertone. A suo modo, Camillo Ruini, intervenendo in prima persona e attirandosi i fulmini dell’Italia laica e del cattolicesimo progressista, è riuscito a mantenere la Santa Sede e il Pontefice al di fuori della contesa politica. Resta da vedere se Angelo Bagnasco avrà autorità sufficiente per rappresentare la Chiesa italiana nel suo insieme. In alternativa il Tevere tornerebbe inevitabilmente a stringersi. Categoria --- > chiesa, ruini, bertone, conferenza episcopale, bagnasco
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