Home »
bioeticaTag correlati:
vita,
economia,
amoralità ,
diritti umani,
difesa della vita umana,
appello,
sofferenza,
meditazioni,
attività cerebrali,
riflessioni,
morale laica,
società ,
laicismo,
fede ragione emozioni,
giustizia
venerdì, 31 agosto 2007
"Dichiarata morte cerebrale, parenti negano l’eutanasia, si sveglia dal coma e riprende la vita di prima."
Il 14 luglio 2004 Christina Nichole viene dichiarata cerebralmente morta in seguito ad uno shock ipoglicemico.
Viene posta in un letto attaccata agli strumenti che le permettono di sopravvivere.
Dopo sei giorni i medici dicono ai suoi genitori che il suo cervello non si sveglierà mai più (leggete sotto la verità!!) e chiedono loro il permesso di staccare le macchine e prelevarle gli organi (unico vero scopo!!). I genitori però si rifiutano.
Poco dopo Christina dà segni di vita nonostante la prognosi.
Le sue reazioni vitali si fanno più evidenti.
Recupera pian piano le forze.
Riesce a stare seduta senza aiuti.
Inizia la terapia riabilitativa degli arti.
Torna a sorridere.
Ormai è fuori pericolo ed è pronta a tornare alla sua vita di prima…
…grazie all’opposizione tenace dei suoi genitori contro quella prognosi infausta.
E così Christina ha vinto (insieme ai suoi genitori) la battaglia contro la mentalità della morte e dello sfruttamento del corpo umano per biechi interessi.
Se i suoi genitori non avessero creduto al miracolo e se avessero rinunciato al loro amore per lei a vantaggio di un “buon senso” conformista, avrebbero fatto il gioco perverso della mentalità odierna ed avrebbero perso una figlia….viva!!!

Christina Nichole oggi
Due mesi e 11 giorni dopo scriveva...
"Sono entrata in coma il 15 luglio 2004 per ipoglicemia dovuta ad un medicinale, lo Zyprexa, che mi era stato prescritto 13 mesi prima del mio coma per delle emicranie. La squadra di medici ha dichiarato il mio cervello morto e ha chiesto ai miei genitori il permesso di spegnere le mie macchine che mi tenevano in vita.
I miei genitori hanno combattuto ed hanno insistito perchè fossero mantenute le mie funzione ugualmente.
Il decimo giorno del mio coma ho stretto la mano del medico davanti a testimoni: non potevano più dire che il mio cervello era morto!
Ho anche stretto le mani di un mio genitore, "lampeggiando" con gli occhi, ma i medici hanno detto che erano soltanto riflessi primitivi e che non significavano nulla.
Attraverso l'avvocato abbiamo poi ottenuto le copie delle mie cartelle cliniche ed abbiamo saputo che i medici avevano effettuato le prove che avevano rivelato che il mio cervello era normale, senza danni; non c'era affatto ed assolutamente nessun segno della morte del cervello.
Se i miei genitori non avessero combattuto per mantenermi in vita, i medici avrebbe chiesto “in modo gentile„ il permesso di prelevare i miei organi ed altre parti del corpo dopo avermi uccisa.
Raccogliere gli organi è migliore quando il corpo è ancora vivo, anche se il corpo muore durante la raccolta.
Non si fa l'anestesia perché il paziente si suppone sia incapace di pensare al dolore poiché il suo cervello è clinicamente morto. Ma il mio cervello non era mai stato spento ed ero conscia di che cosa stava accadendo intorno me.
Ho sentito il dolore dei loro discorsi come ghiaccio versatomi nei miei timpani, nei miei occhi e nel mio spirito. Li ho sentiti discutere con i miei genitori sui loro programmi per uccidermi…".
Judy, madre di Christina racconta…
"Il 15 luglio 2004, Christina Nichole è entrato in coma per shock ipoglicemico. Tutti i suoi organi si sono arrestati e ci hanno detto che il suo cervello era considerevolmente privo di ossigeno.
È stata attaccata alle macchine e hanno dichiarato il suo cervello morto e danneggiato tranne una parte molto piccola nella parte inferiore del suo tronco cerebrale.
La sua prognosi era "probabilità recupero ZERO".
Il sesto giorno ci hanno chiesto il permesso di spegnere le sue macchine.
Durante questo tempo ha avuto molti problemi: ARDS, polmonite, sepsis e infezioni in modo che abbiamo dovuto considerare la donazione degli organi di nostra figlia.
I suoi medici ci hanno detto che era meglio "ucciderla" piuttosto che farla vivere da vegetale senza 'qualità della vita'.
Christina aveva risposto per la prima volta a me la stessa mattina con gli occhi, per cui noi non abbiamo creduto alle loro prove "obiettive".
Abbiamo chiesto la loro diagnosi e prognosi; dopo la prova che abbiamo ottenuto era il minimo da fare come procedura in questi casi. Le nostre richieste sono state negate perché i medici "sapevano già" che era ormai "morta" e non sarebbe più "tornata".
Si sbagliavano! Abbiamo saputo successivamente che realmente avevano effettuato gli accertamenti e mostravano risultati NORMALI.
Meno male che noi non ci siamo arresi … Dio sai lodato!
Judy"
[Liberamente tradotto] ©FLG

FLG
commenti (3) -
Permalink Categoria --- >
riflessioni,
economia,
giustizia,
notizie,
dolore,
no comment,
bioetica,
diritti umani,
meditazioni,
laicismo,
testimoni,
morte,
eutanasia,
sofferenza,
società ,
disordine,
senso della vita,
idolatria,
fumo di satana,
morale laica,
legge naturale,
difesa della vita umana,
debolezza uomo-potenza di dio,
esperienza e senso della vita,
scopo della vita,
amoralità ,
attività cerebrali,
fede ragione emozioni,
vivere da convertiti,
cultura dell occidente
sabato, 05 maggio 2007
L'Italia lasci fuori le bio-banche private
Del corpo umano non si fa mercato
Scade il divieto per il deposito a pagamento del sangue cordonale Troppi interessi dietro le pressioni sulla Turco
Eugenia Roccella
Il 9 maggio scade l'ordinanza del ministro Sirchia, grazie alla quale finora la donazione libera, gratuita e volontaria del cordone ombelicale si è potuta effettuare presso le strutture pubbliche italiane. Ma, intanto, attorno alla conservazione del cordone si sono scatenati un interesse e una battaglia politica apparentemente incomprensibili. È in atto una pressante campagna, condotta soprattutto - ma non solo - dalla Rosa nel Pugno, che chiede che la conservazione del sangue del cordone ombelicale sia possibile anche presso strutture private. L'Associazione Luca Coscioni, in una recente conferenza stampa, ha chiesto perentoriamente al ministro della Salute Livia Turco di modificare l'ordinanza e aprire alle banche private: come la CryoSave, la più grande banca privata di cellule staminali da cordone, con sede a Bruxelles, che dallo scorso febbraio ha aperto i suoi uffici in Italia. Con un curioso appello Rita Bernardini, segretaria dei radicali italiani, ha invitato alla manifestazione indetta dal suo partito in alternativa al Family day anche tutti coloro che sono sensibili al tema della conservazione del cordone ombelicale: difesa delle unioni di fatto e difesa delle bio-banche private sembrano essere un unico obiettivo.
Sull'effettiva utilità della privatizzazione del sangue da cordone gli esperti (per esempio l'autorevole American Academy of Pediatrics) sono perplessi. Conservare il cordone solamente per uso "autologo", cioè a esclusivo beneficio della persona a cui appartiene, è insensato, sia perché le probabilità che venga utilizzato sono bassissime sia perché la malattia che si vorrebbe curare spesso è già presente nelle cellule estratte dal cordone. Incoraggiando invece la creazione di banche pubbliche si creerebbe una situazione di più ampia disponibilità per tutti i malati, compresi naturalmente i donatori e i loro consanguinei.
Come mai, allora, tanta insistenza sull'ingresso dei privati in questo delicato campo? Una questione di principio, o c'è d ell'altro? Il nostro Paese dovrà recepire entro quest'anno una direttiva europea sulla definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. La direttiva, con cui si regolamenta anche l'importazione e l'esportazione da Paesi terzi, stabilisce pure la possibilità di un'indennità a favore del donatore, per far fronte alle spese e agli «inconvenienti risultanti dalla donazione», lasciando agli Stati membri la libertà di stabilirne le condizioni. Sappiamo cosa vuol dire «indennità», in un ambito dove si usa senza pudore la dizione «donazione a pagamento», e soprattutto possiamo immaginare cosa possa implicare il riferimento agli «inconvenienti» che dovrebbero essere rimborsati. Attraverso queste definizioni, per esempio, passa la compravendita degli ovociti, che è ormai una nuova, drammatica forma di mercato del corpo femminile: le donne giovani e povere dei Paesi dell'Est si sottopongono a trattamenti ormonali rischiosi e pesanti per guadagnare qualcosa "donando" i propri ovuli ai laboratori di ricerca o ad altre donne. Intanto a Francoforte si è tenuta la prima conferenza europea di «investitori sulle cellule staminali», che guardano alle bio-banche private come a un ottimo strumento per un mercato in espansione.
Anche noi ci rivolgiamo al ministro Turco, chiedendo cautela, e ancora cautela: il corpo umano, sangue, cellule, tessuti, non può diventare oggetto da comprare e vendere, gestito da società quotate in Borsa.
http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=751691&id_pubblicazione=33


Angelennio
commenti (1) -
Permalink Categoria --- >
bioetica