Madre Celeste Avvenire Categorie Benedetto XVI eleva un auspicio di pace per il Paese mediorientale rivolgendo un pensiero ai familiari di 26 militari italiani caduti quattro anni fa in un attentato a Nassyria, presenti all’udienza generale. Nel discorso ricorda l’insegnamento di San Girolamo, per il quale l’educazione alla responsabilità “davanti a Dio e davanti all’uomo è la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione e dell’esclusione della violenza”. ![]() Città de Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI ha rivolto oggi un pensiero ed un auspicio di pace per l’Iraq, nel ricordo di 26 militari italiani uccisi quattro anni fa in un attentato. A dare spunto alle parole del Papa, la presenza, tra i fedeli presenti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, di un gruppo di 26 familiari dei soldati italiani uccisi a Nassyria, ai quali il Papa ha dedicato “un affettuoso pensiero”. “La memoria di questi nostri fratelli - ha aggiunto - e di quanti hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile intento della pace contribuisca a sostenere il cammino della rinascita, piena di speranza, del caro popolo iracheno”. La figura di San Girolamo, era stata invece al centro del discorso rivolto alle 20mila persone presenti in Piazza San Pietro, per l’udienza, malgrado la giornata fredda, con un cielo minaccioso di pioggia. Dell’insegnamento e dell’esempio di San Girolamo, proclamato da Benedetto XV “dottore eminente” nella interpretazione delle Scritture, oggi papa Ratzinger ha sottolineato in particolare l’idea che l’educazione alla responsabilità “davanti a Dio e davanti all’uomo è la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione e dell’esclusione della violenza”. L’amore per la Sacra Scrittura, la necessità di coerenza tra fede e vita, specialmente per “i predicatori”, perché non siano come “quel maestro che a pancia piena disquisisce sul digiuno”, la necessità della formazione personale, fin da bambini, e della comunione con il papa. Sono alcuni dei fattori che San Girolamo – al quale il Papa aveva già dedicato il discorso per l’udienza di mercoledì scorso - raccomandava, insieme ad “una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, sottolineando l'urgenza di una seria formazione cristiana e religiosa” ed anche “un aspetto abbastanza disatteso nei tempi antichi ed è la promozione della donna”. Per San Girolamo, “accostare i testi biblici e soprattutto il Nuovo Testamento è essenziale per il credente, perché ignorare la Sacra Scrittura è ignorare Cristo”. “Veramente innamorato della Parola di Dio si chiedeva come si potrebbe vivere senza le Scritture”, senza la Bibbia che è “sorgente della vita i cristiani, per tutte le persone ed in ogni situazione”. E’ “conversare con Dio”. Studiarla e meditarla “rendono l’uomo saggio e sereno”. Al tempo stesso c’è “il dovere di accordare la vita con la Parola di Dio”. La coerenza “è necessaria per ogni cristiano e particolarmente per i predicatori affinché le loro azioni non lo smentiscano e lo mettano in imbarazzo”. Come “quel maestro che a pancia piena disquisisce sul digiuno”. CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA Cari fratelli e sorelle! Continuiamo oggi la presentazione della figura di san Girolamo. Come abbiamo detto mercoledì scorso, egli dedicò la sua vita allo studio della Bibbia, tanto che fu riconosciuto da un mio Predecessore, il Papa Benedetto XV, come «dottore eminente nell'interpretazione delle Sacre Scritture». Girolamo sottolineava la gioia e l'importanza di familiarizzarsi con i testi biblici: «Non ti sembra di abitare - già qui, sulla terra - nel regno dei cieli, quando si vive fra questi testi, quando li si medita, quando non si conosce e non si cerca nient'altro?» (Ep. 53,10). In realtà, dialogare con Dio, con la sua Parola, è in un certo senso presenza del Cielo, cioè presenza di Dio. Accostare i testi biblici, soprattutto il Nuovo Testamento, è essenziale per il credente, perché «ignorare la Scrittura è ignorare Cristo». E' sua questa celebre frase, citata anche dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Dei Verbum (n. 25). Veramente "innamorato" della Parola di Dio, egli si domandava: «Come si potrebbe vivere senza la scienza delle Scritture, attraverso le quali si impara a conoscere Cristo stesso, che è la vita dei credenti?» (Ep. 30,7). La Bibbia, strumento «con cui ogni giorno Dio parla ai fedeli» (Ep. 133,13), diventa così stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. Leggere la Scrittura è conversare con Dio: «Se preghi, - egli scrive a una nobile giovinetta di Roma - tu parli con lo Sposo; se leggi, è Lui che ti parla» (Ep. 22,25). Lo studio e la meditazione della Scrittura rendono l'uomo saggio e sereno (cfr In Eph., prol.). Certo, per penetrare sempre più profondamente la Parola di Dio è necessaria un'applicazione costante e progressiva. Così Gerolamo raccomandava al sacerdote Nepoziano: «Leggi con molta frequenza le divine Scritture; anzi, che il Libro Santo non sia mai deposto dalle tue mani. Impara qui quello che tu devi insegnare (Ep. 52,7). Alla matrona romana Leta dava questi consigli per l'educazione cristiana della figlia: «Assicurati che essa studi ogni giorno qualche passo della Scrittura... Alla preghiera faccia seguire la lettura, e alla lettura la preghiera... Che invece dei gioielli e dei vestiti di seta, essa ami i Libri divini» (Ep. 107,9.12). Con la meditazione e la scienza delle Scritture si «mantiene l'equilibrio dell'anima» (Ad Eph., prol.). Solo un profondo spirito di preghiera e l'aiuto dello Spirito Santo possono introdurci alla comprensione della Bibbia: «Nell'interpretazione della Sacra Scrittura noi abbiamo sempre bisogno del soccorso dello Spirito Santo» (In Mich. 1,1,10,15). Un appassionato amore per le Scritture pervase dunque tutta la vita di Girolamo, un amore che egli cercò sempre di destare anche nei fedeli. Raccomandava ad una sua figlia spirituale: «Ama la Sacra Scrittura e la saggezza ti amerà; amala teneramente, ed essa ti custodirà; onorala e riceverai le sue carezze. Che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini» (Ep. 130,20). E ancora: «Ama la scienza della Scrittura, e non amerai i vizi della carne» (Ep. 125,11). Per Girolamo un fondamentale criterio di metodo nell'interpretazione delle Scritture era la sintonia con il magistero della Chiesa. Non possiamo mai da soli leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente nell’errore. La Bibbia è stata scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione col Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il "noi" nel nucleo della verità che Dio stesso ci vuol dire. Per lui un'autentica interpretazione della Bibbia doveva essere sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa cattolica. Non si tratta di un’esigenza imposta a questo Libro dall’esterno; il Libro è proprio la voce del Popolo di Dio pellegrinante e solo nella fede di questo Popolo siamo, per così dire, nella tonalità giusta per capire la Sacra Scrittura. Perciò Girolamo ammoniva: "Rimani fermamente attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata insegnata, affinché tu possa esortare secondo la sana dottrina e confutare coloro che la contraddicono» (Ep. 52,7). In particolare, dato che Gesù Cristo ha fondato la sua Chiesa su Pietro, ogni cristiano – egli concludeva - deve essere in comunione «con la Cattedra di san Pietro. Io so che su questa pietra è edificata la Chiesa» (Ep. 15,2). Conseguentemente, senza mezzi termini, dichiarava: «Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di san Pietro» (Ep. 16). Girolamo ovviamente non trascura l'aspetto etico. Spesso anzi egli richiama il dovere di accordare la vita con la Parola divina e solo vivendola troviamo anche la capacità di capirla. Tale coerenza è indispensabile per ogni cristiano, e particolarmente per il predicatore, affinché le sue azioni, quando fossero discordanti rispetto ai discorsi, non lo mettano in imbarazzo. Così esorta il sacerdote Nepoziano: «Le tue azioni non smentiscano le tue parole, perché non succeda che, quando tu predichi in chiesa, qualcuno nel suo intimo commenti: "Perché dunque proprio tu non agisci così?". Carino davvero quel maestro che, a pancia piena, disquisisce sul digiuno; anche un ladro può biasimare l'avarizia; ma nel sacerdote di Cristo la mente e la parola si devono accordare» (Ep. 52,7). In un'altra lettera Girolamo ribadisce: «Anche se possiede una dottrina splendida, resta svergognata quella persona che si sente condannare dalla propria coscienza» (Ep. 127,4). Sempre in tema di coerenza, egli osserva: il Vangelo deve tradursi in atteggiamenti di vera carità, perché in ogni essere umano è presente la Persona stessa di Cristo. Rivolgendosi, ad esempio, al presbitero Paolino (che divenne poi Vescovo di Nola e Santo), Girolamo così lo consiglia: «Il vero tempio di Cristo è l'anima del fedele: ornalo, questo santuario, abbelliscilo, deponi in esso le tue offerte e ricevi Cristo. A che scopo rivestire le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un povero?» (Ep. 58,7). Girolamo concretizza: bisogna «vestire Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto» (Ep. 130,14). L'amore per Cristo, alimentato con lo studio e la meditazione, ci fa superare ogni difficoltà: «Amiamo anche noi Gesù Cristo, ricerchiamo sempre l'unione con lui: allora ci sembrerà facile anche ciò che è difficile» (Ep. 22,40). Girolamo, definito da Prospero di Aquitania «modello di condotta e maestro del genere umano» (Carmen de ingratis, 57), ci ha lasciato anche un insegnamento ricco e vario sull'ascetismo cristiano. Egli ricorda che un coraggioso impegno verso la perfezione richiede una costante vigilanza, frequenti mortificazioni, anche se con moderazione e prudenza, un assiduo lavoro intellettuale o manuale per evitare l'ozio (cfr Epp. 125,11 e 130,15), e soprattutto l'obbedienza a Dio: «Nulla... piace tanto a Dio quanto l'obbedienza..., che è la più eccelsa e l'unica virtù» (Hom. de oboedientia: CCL 78,552). Nel cammino ascetico può rientrare anche la pratica dei pellegrinaggi. In particolare, Girolamo diede impulso a quelli in Terra Santa, dove i pellegrini venivano accolti e ospitati negli edifici sorti accanto al monastero di Betlemme, grazie alla generosità della nobildonna Paola, figlia spirituale di Girolamo (cfr Ep. 108,14). Non può essere taciuto, infine, l'apporto dato da Girolamo in materia di pedagogia cristiana (cfr Epp. 107 e 128). Egli si propone di formare «un'anima che deve diventare il tempio del Signore» (Ep. 107,4), una «preziosissima gemma» agli occhi di Dio (Ep. 107,13). Con profondo intuito egli consiglia di preservarla dal male e dalle occasioni peccaminose, di escludere amicizie equivoche o dissipanti (cfr Ep. 107,4 e 8-9; cfr anche Ep. 128,3-4). Soprattutto esorta i genitori perché creino un ambiente di serenità e di gioia intorno ai figli, li stimolino allo studio e al lavoro, anche con la lode e l'emulazione (cfr Epp. 107,4 e 128,1), li incoraggino a superare le difficoltà, favoriscano in loro le buone abitudini e li preservino dal prenderne di cattive perché – e qui cita una frase di Publilio Siro sentita a scuola - «a stento riuscirai a correggerti di quelle cose a cui ti vai tranquillamente abituando» (Ep. 107,8). I genitori sono i principali educatori dei figli, i primi maestri di vita. Con molta chiarezza Girolamo, rivolgendosi alla madre di una ragazza ed accennando poi al padre, ammonisce, quasi esprimendo un'esigenza fondamentale di ogni creatura umana che si affaccia all'esistenza: «Essa trovi in te la sua maestra, e a te guardi con meraviglia la sua inesperta fanciullezza. Né in te, né in suo padre veda mai atteggiamenti che la portino al peccato, qualora siano imitati. Ricordatevi che... potete educarla più con l'esempio che con la parola» (Ep. 107,9). Tra le principali intuizioni di Girolamo come pedagogo si devono sottolineare l'importanza attribuita a una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, la peculiare responsabilità riconosciuta ai genitori, l'urgenza di una seria formazione morale e religiosa, l'esigenza dello studio per una più completa formazione umana. Inoltre un aspetto abbastanza disatteso nei tempi antichi, ma ritenuto vitale dal nostro autore, è la promozione della donna, a cui riconosce il diritto ad una formazione completa: umana, scolastica, religiosa, professionale. E vediamo proprio oggi come l’educazione della personalità nella sua integralità, l’educazione alla responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo, sia la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione ed esclusione della violenza. Educazione davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra Scrittura che ci offre la guida dell’educazione e così del verso umanesimo. Non possiamo concludere queste rapide annotazioni sul grande Padre della Chiesa senza far cenno all’efficace contributo da lui recato alla salvaguardia degli elementi positivi e validi delle antiche culture ebraica, greca e romana nella nascente civiltà cristiana. Girolamo ha riconosciuto ed assimilato i valori artistici, la ricchezza dei sentimenti e l'armonia delle immagini presenti nei classici, che educano il cuore e la fantasia a nobili sentimenti. Soprattutto, egli ha posto al centro della sua vita e della sua attività la Parola di Dio, che indica all'uomo i sentieri della vita, e gli rivela i segreti della santità. Di tutto questo non possiamo che essergli profondamente grati, proprio nel nostro oggi.
Intervista esclusiva al nuovo cerimoniere del Papa - Monsignor Guido Marini: “Basta Messe-spettacolo, d’ora in avanti sobrietà e rispetto della liturgia”
di Bruno Volpe CITTA’ DEL VATICANO - E' arrivato da poco in Vaticano: accento genovese marcatissimo, 42 anni, cresciuto alla scuola del Cardinale Giuseppe Siri e fidato collaboratore degli Arcivescovi Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco, il nuovo maestro delle celebrazioni liturgiche del Papa, Monsignor Guido Marini (nella foto), successore dell’omonimo Piero, parla per la prima volta dopo il conferimento del prestigioso incarico e lo fa con ‘Petrus’. Monsignore, innanzitutto benvenuto e buon lavoro… "Grazie dell’augurio, ne ho davvero bisogno. Sa, sono a Roma da pochissimo tempo, e mi guardo intorno, studio, sto facendo mente locale: c’è tanto da fare e da lavorare, mi creda". Intanto si passa da un Marini... all'altro: che dice a Piero, il suo predecessore? "Lo ringrazio di cuore. Ha dato tanto alla Chiesa, ha servito due Papi, e io mi trovo soltanto all'inizio del mio cammino". E’ stato chiamato ad un compito arduo… "Chiaro. La vita di ogni capo delle cerimonie liturgiche del Santo Padre è cosparsa di problemi. Siamo sotto i riflettori della ribalta, non ci possiamo permettere il lusso di commettere svarioni". In molti hanno sostenuto che Lei sia stato chiamato perché liturgicamente più sobrio e tradizionalista di Monsignor Piero Marini. Ma quale è "Come vuole ed insegna Si dice appunto che a Genova, dove Lei ha operato sinora, la liturgia fosse ben curata, sobria ed elegante, senza svolazzi fantasiosi... "Ma la liturgia è per sua natura così. Ripeto: nessuno può derogare alle norme liturgiche della Chiesa. Papa Benedetto XVI, oltre che un grandissimo teologo, è anche un fine liturgista. Egli attribuisce alla liturgia, correttamente eseguita, notevole importanza… "Collaborare con il Santo Padre sarà per me una grazia. E' sotto gli occhi di tutti la popolarità del Pontefice, la sua predicazione di verità e di coraggio. In quanto alla liturgia, condivido in pieno le tesi del Papa: A Suo avviso, ci sono stati abusi liturgici negli ultimi tempi? "Sa, A proposito: cosa pensa del Motu Proprio che ha liberalizzato "Condivido il Motu Proprio al 100%, un atto di buon senso, di giustizia, libertà e lungimiranza".
dal sito http://www.papanews.it
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